Domani, martedì 9 giugno, nella seduta del Consiglio regionale della Lombardia il consigliere di Più Europa-Radicali Michele Usuelli si rivolgerà all’assessore al Welfare Giulio Gallera durante un’interrogazione a risposta immediata per chiedere conto dell’elaborazione dei dati relativi all’epidemia da Covid-19 in regione e per chiedere che questi dati siano messi a disposizione di tutti, in particolare della comunità scientifica, nella loro interezza e senza manipolazioni di sorta, per condurre analisi indipendenti.

Il consigliere Usuelli ha lavorato a questa interrogazione con il dott. Nino Cartabellotta della Fondazione Gimbe  ed il prof. Enrico Bucci della Temple University e chiede al’assessore Gallera e alla giunta regionale che i dati originali raccolti dall’inizio dell’epidemia siano messi a disposizione della scienza, così che questa possa condurre studi in autonomia e verificare eventuali errori.

Secondo Usuelli gli obiettivi della interrogazione sono: “aumentare la trasparenza di Regione Lombardia e riportare il confronto tra politica e scienza in una aula parlamentare e non in quella giudiziaria. La querela del Presidente Fontana verso una istituzione come GIMBE ci riporterebbe al Medioevo quando la chiesa processò Galileo in un contradditorio tra fede e scienza, di cui non sentiamo davvero il bisogno. Auspico che le scuse di GIMBE, nei toni e non nel merito della segnalazione che la scienza basata sulla evidenza ha l’obbligo di fare, siano accettate da Regione.”  

Si tratta di una richiesta importante poiché fin dall’inizio dell’epidemia in Lombardia, i vertici regionali hanno diffuso dati su base quotidiana a propria discrezione, tramite aggregazioni che sono evidentemente parziali e non danno certezza di esaustività circa l’elaborazione, e dunque forniscono ben poca sicurezza riguardo l’effettiva diffusione del contagio in regione.

Fra i dati consegnati da Regione Lombardia all’Istituto superiore di Sanità e resi pubblici prima a inizio maggio e poi a fine maggio, ad esempio, prima si comunicava che ad aprile 50.000 persone presentavano i sintomi del Covid-19, mentre qualche settimana dopo si rettificava l’informazione, comunicando che i sintomatici nello stesso mese erano stati 70.000.

Questa discrepanza, oltre a suscitare il timore che siano stati commessi degli errori nell’elaborazione dei dati, porta anche a temere che l’indice di contagio Rt su cui si sono basate le decisioni per la riapertura delle attività in Lombardia sia stato calcolato in modo errato, potenzialmente mettendo a rischio la salute pubblica.