Di fatto, una non risposta. È quanto l’assessore al Welfare di Regione Lombardia Giulio Gallera ha fornito oggi al consigliere di Più Europa-Radicali Michele Usuelli, durante un’interrogazione a risposta immediata in consiglio regionale sulla questione della trasparenza dei dati per la sorveglianza epidemiologica da coronavirus in Lombardia.

L’interrogazione, che il consigliere Usuelli ha sviluppato insieme al dott. Nino Cartabellotta e al prof. Enrico Bucci, mirava a chiedere conto alla giunta regionale delle discrepanze riscontrate nei dati diffusi da Regione Lombardia sul coronavirus in questi mesi, e a chiedere che questi dati, nella loro forma originale e non aggregata o grafica, siano messi a disposizione della comunità scientifica per la conduzione di studi indipendenti sull’epidemia in Lombardia.

L’assessore Gallera, però, nel rispondere all’interrogazione si è speso in un complicato giro di parole che nei fatti non dà un riscontro chiaro nel merito della questione. L’assessore ha parlato infatti di dati “valutati in maniera indipendente rispetto alle regioni”, comparsi anche su importanti giornali, e di come la stessa Lombardia abbia finanziato un bando perché i ricercatori potessero studiare i database dell’epidemia.

Ciò non toglie, però, che i numeri riportati dalla stampa possano essere fallaci a monte. Allo stesso modo, seppur lodevole sia la promozione di bandi di ricerca da parte della Regione, questa non rappresenta un’alternativa rispetto alla diffusione in maniera open source dei database di dati, che dovrebbero essere fruibili da parte di tutti non sulla base di una gara, che è esclusiva per sua natura.

“Sono deluso della risposta dell’assessore Gallera alla mia interrogazione”, ha commentato Usuelli a margine della seduta consiliare. “Una regione come la Lombardia non può permettersi di basare le proprie decisioni per la gestione dell’epidemia su elaborazioni di dati che sono evidentemente approssimative, posta l’incongruenza che si evidenzia già a partire dai dati parziali che sono stati resi disponibili finora. Abbiamo chiesto che Regione Lombardia si apra all’appello dell’Accademia dei Lincei, che si è rivolta alle istituzioni a tutti i livelli chiedendo che i dati originali raccolti in relazione all’epidemia di Covid-19 siano resi aperti all’analisi di tutti. Che la giunta di Regione Lombardia rimanga sorda a questo appello, anche quando interpellata direttamente a riguardo, è indice di un approccio allergico alla serietà scientifica e di una scarsa trasparenza deliberata, che può portare a conseguenze gravi. Questo dovrebbe essere fonte di grande preoccupazione anche per tutti i cittadini”.